Piattaforma rivendicativa di Azione Studentesca sulla Riforma Moratti.


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Introduzione.
La Legge 53/2003, o Riforma Moratti, ha l’ambizioso scopo di colmare un vuoto legislativo dovuto all’incapacità dei governi italiani di dare risposte concrete nelle politiche studentesche.
La scuola italiana è quindi una simpatica vecchietta di ottant’anni (nasce infatti nel 1923), totalmente incapace di dare risposte concrete alle esigenze di generazioni future.
Per ottanta anni poco è cambiato e quasi mai in meglio. L’inerzia dei governi ha mantenuto in vita un sistema adatto alla scuola del primo dopoguerra, non curandosi di svecchiare l’istruzione e di adattarla ai tempi.
Questi, in breve, i più importanti provvedimenti presi dai governi negli ultimi anni in tema di politica studentesca:

1993: Il ministro Rosa Russo Jervolino introduce nelle scuole il concetto di autonomia. Il progetto prevede che ogni scuola possa gestire autonomamente la didattica, la finanza e l’amministrazione. La riforma prevedeva – in ambito finanziario – che ogni scuola potesse essere sovvenzionata da aziende che potevano addirittura entrare a far parte del Consiglio d’Istituto con un proprio membro, che avrebbe potuto mettere bocca sulla gestione dell’istituto e dei programmi didattici sotto la minaccia della revoca dei finanziamenti. Si profilava così la trasformazione delle scuole in proprietà private nelle quali questa o quella azienda avrebbero potuto imporre il proprio peso trasformando gli studenti in strumenti di mercato. Ma la contestazione studentesca impedì che la riforma fosse approvata.
1994: Il ministro Francesco D’Onofrio del primo governo Berlusconi ripropone la proposta di autonomia del predecessore, pur senza il passaggio incriminato dei finanziamenti privati. Parla inoltre di diminuire le tasse agli studenti delle scuole private senza però affrontare il nodo dell’edilizia scolastica e di diminuire la rappresentanza studentesca nei consigli d’istituto. Il suo discutibile progetto viene interrotto dal ribaltone che porta al governo Lamberto Dini, il quale affiderà la politica scolastica a Giancarlo Lombardi, che non farà altro che scimmiottare i predecessori.
1996: Il nuovo ministro del governo Prodi, Luigi Berlinguer, riesce a far rimpiangere i suoi predecessori. La riforma Berlinguer, approvata come legge 30 il 10 febbraio 2000 si divideva in alcune riforme sostanziali:
1. Autonomia delle istituzioni scolastiche: l’autonomia di Berlinguer introduceva di nuovo, sebbene in maniera più morbida, l’idea del finanziamento di aziende private alle scuole pubbliche già previsto dalla Jervolino, riesumando lo spettro dell’ingerenza delle aziende sui programmi didattici e sulla gestione della scuola. Allo stesso tempo la mancata riforma degli organi collegiali lasciava in sospeso la questione della rappresentanza studentesca e del ruolo degli studenti nella scuola. Azione Studentesca chiedeva che il parere degli studenti fosse vincolante nella politica economica degli istituti.
2. RIFORMA DEI CICLI SCOLASTICI:
I nuovi cicli scolastici venivano così articolati:
Scuola dell’infanzia ---- 3 anni
Scuola di base --------- 6 anni
Scuola secondaria ----- 5 anni

La scuola secondaria sarebbe iniziata con un biennio comune obbligatorio e avrebbe articolato poi il triennio facoltativo nelle quattro aree: area classico-umanistica, scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale. Ciascuna area sarebbe stata ripartita in indirizzi. La scuola dell’obbligo venne portata all’età di 16 anni. Negli ultimi tre anni della scuola secondaria era prevista la possibilità di compiere esperienze formative attraverso “brevi periodi di inserimento nelle realtà culturali, produttive, professionali e dei servizi”. Nacque inoltre il sistema dei crediti. La frequenza positiva di un qualsiasi segmento della scuola e di qualsiasi stage comportava l’acquisizione di crediti formativi.
3. RIFORMA DEI PROGRAMMI D’INSEGNAMENTO:
La riforma dei programmi scolastici fu affidata ad una commissione di “saggi” che partorirono il famigerato Decreto sul Novecento, che imponeva alle ultime classi dei licei lo studio della storia del solo XX secolo, consegnando inevitabilmente intere fette della nostra storia all’oblio ed arrivando paradossalmente a studiare fatti che ancora non erano stati consegnati alla storia ma che appartenevano alla cronaca, come per esempio il governo Berlusconi di soli cinque anni prima. Questo decreto permise alla sinistra di imporre attraverso i libri di testo, letture “politicamente corrette” dei fatti di cronaca. Esemplare è il caso di un libro che definiva il governo Berlusconi un improbabile alleanza tra istanze secessioniste, movimento neofascista e partito azienda!
4. RIFORMA DELL’ESAME DI MATURITÀ:
L’esame di maturità veniva trasformato in una sorta di “quizzone di Mike Buongiorno” come accusava Azione Studentesca. La prova di italiano perdeva la caratteristica di “tema” e diveniva qualcosa di indefinito e confuso. Era inoltre introdotta la “terza prova”, una sorta di calderone nel quale veniva verificata la cultura degli studenti attraverso un questionario a risposte multiple su tutte le materie. Il “colloquio” orale si fondava su tutte le materie e veniva valutato da una commissione composta di 4 docenti interni alla scuola, 4 docenti esterni e un preside esterno. In questa maniera gli studenti venivano giudicati su tutte le materie da professori che non conoscevano nulla del percorso scolastico affrontato.
L’esame si svolgeva inoltre seguendo una struttura a punti. 45 punti per la valutazione delle prove scritte e 35 per le prove orali, più 20 punti attribuiti dal Consiglio di classe alla presentazione del candidato.

Ciò che più spaventava di questa riforma era il continuo concetto di “manualità”, di totale collegamento della scuola con il mondo del lavoro, che rischiava di trasformare gli studenti in futuri operai di fabbrica invece di fornire loro una cultura ampia e a 360 gradi. Paradigma di questa volontà fu l’idea del Ministro Berlinguer di abolire il liceo classico in quanto “inutile” ai fini di uno sbocco lavorativo.
Il pericolo di una trasformazione dell’istruzione in una scuola di formazione per futuri operai è stato scongiurato dalla provvidenziale caduta del governo Prodi.


LA RIFORMA MORATTI

La Riforma Moratti è una legge che definisce e riordina le norme generali sull’istruzione e sulla formazione, indicando le linee generali attraverso le quali attuare le modifiche.
La legge delega quindi ai decreti legislativi – che il Governo dovrà emanare entro ventiquattro mesi dalla data di approvazione della legge – l’applicazione pratica delle linee guida indicate nel testo approvato.
La Riforma Moratti è stata quindi votata come legge 53 il 28 marzo 2003. il governo sta provvedendo all’attuazione della stessa mediante i decreti legislativi.

Di seguito le riforme introdotte dalla legge:


RIORDINO DEI CICLI
Art. 2 comma 1 lettere d) e) f) g)

I cicli scolastici vengono riordinati nel rispetto degli schemi già esistenti.
Di fatto la nuova scuola va ad organizzarsi in questa maniera:
Ø Scuola dell’infanzia: - facoltativa. Ha la durata di tre anni.
Ø Primo ciclo composto da:
- Scuola primaria (l’attuale scuola elementare) che viene strutturata in un anno iniziale e due bienni;
- Scuola secondaria di primo grado (l’attuale scuola media) strutturata in un biennio ed un anno conclusivo, al termine del quale viene posto l’esame di stato.
Ø Secondo ciclo composto da:
- sistema dei licei, che si conclude con l’esame di stato;
- sistema dell’istruzione e della formazione professionale, che si conclude con il conseguimento di un diploma o – a scelta – con l’esame di stato, che dà diritto all’accesso alla formazione superiore.

Come si noterà scompare l’esame di stato della quinta elementare e viene invece mantenuto quello della terza media, attraverso il quale si accede al secondo ciclo.
I licei sono così organizzati: artistico, classico, economico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico, tecnologico, delle scienze umane. Tutti quanti hanno durata di cinque anni e si concludono con l’esame di stato, il cui superamento è indispensabile per l’accesso all’università ed all’alta formazione artistica, musicale e coreutica.
Il sistema dell’istruzione e della formazione professionale dura almeno quattro anni e si conclude con un titolo riconosciuto che permette anche l’accesso all’esame di stato, previa frequentazione di un apposito corso annuale.
È inoltre garantito il passaggio tra i licei e la formazione professionale, come analizzeremo in seguito.


DIRITTO-DOVERE ALL’ISTRUZIONE
Art. 2 comma 1 lettera a) b) c)

La legge stabilisce che è promosso l’apprendimento in tutto l’arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze (…) coerenti con le attitudini e le scelte personali.

È un passaggio estremamente importante, in quanto disegna le reali intenzioni della riforma: garantire pari opportunità nello sviluppo delle proprie capacità, in coerenza con le scelte personali. Si tratta della principale differenza con la riforma Berlinguer che non lasciava alcuno spazio alla personalità ed allo sviluppo delle proprie attitudini.

Sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea.

È un’importante dichiarazione d’intenti, contro la tendenza della sinistra ad appiattire la formazione degli studenti trasformandola in semplice nozione.
La Riforma dichiara di voler invece garantire la crescita dello studente in ogni sua parte, compresa la formazione spirituale e morale.
L’articolo in esame rappresenta inoltre una battaglia vinta da Azione Studentesca: si dichiara finalmente che la scuola ha lo scopo di sviluppare il senso di appartenenza di noi studenti alla comunità nazionale, attraverso la conoscenza completa della nostra storia.
È la risposta migliore a chi per troppi decenni ha mortificato il nostro orgoglio nazionale disegnando la macchietta dell’italiano mafioso e giocherellone, di fatto incapace a fare e costruire nulla.
Noi sappiamo che non è così. Siamo fieri di essere italiani e della nostra millenaria storia. E finalmente la legge ci dà ragione.

Il Decreto attuativo, collegato entra maggiormente nel merito:
Obbligo fino a 18 anni:
L’obbligo scolastico di cui all’articolo 34 della Costituzione, nonché l’obbligo formativo,(…)sono ridefiniti ed ampliati, (…)come diritto all’istruzione e formazione e correlativo dovere.
La Repubblica assicura a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, fino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età.
La fruizione dell’offerta di istruzione e formazione come previsto dal presente decreto costituisce per tutti ivi compresi (…)i minori stranieri presenti del territorio dello Stato, oltre che un diritto soggettivo, un dovere sociale.
Il diritto-dovere all’istruzione ha inizio con l’iscrizione alla prima classe primaria (prima elementare N.d.R.).

L’obbligo scolastico viene ridefinito come diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione. L’istruzione non è soltanto un dovere sociale dei cittadini di ogni ordine e grado ma è anche un diritto da rivendicare.
La scuola diventa obbligatoria fino ai 18 anni, o comunque fino al raggiungimento di un titolo entro la maggiore età, attraverso per esempio la formazione professionale e l’alternanza scuola-lavoro che analizziamo nel capitolo di riferimento.
Il decreto sancisce inoltre che l’obbligo scolastico rappresenta un dovere per tutti i cittadini minori – italiani e stranieri – presenti sul territorio. È quindi riconosciuto il principio secondo cui gli stranieri che decidono di vivere in Italia debbano impararne, amarne e far propria la cultura, la storia, la lingua e le tradizioni.

Sistema dei crediti:
La frequenza positiva di qualsiasi segmento del secondo ciclo (i licei N.d.R.) comporta l’acquisizione di crediti certificati che possono essere fatti valere, anche ai fini della ripresa degli studi eventualmente interrotti, nei passaggi tra i diversi percorsi del sistema dei licei, del sistema dell’istruzione e della formazione professionale, nonché dell’apprendistato.

Il sistema dei crediti – introdotto in un primo tempo da Berlinguer – ci trova tutto sommato d’accordo in quanto utile ai fini della flessibilità rappresentata dalla possibilità di compiere passaggi tra i percorsi, che tratteremo poco avanti.

Esperienze pratiche:
Nel secondo ciclo sono riconosciuti (…), con specifiche certificazioni di competenza rilasciate dalle istituzioni scolastiche o formative, esercitazioni pratiche, esperienze formative e stage realizzati in Italia o all’estero anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi.

Questo passaggio, assieme all’alternanza scuola-lavoro, rappresenta una vera risorsa per gli studenti che potranno sfruttare esperienze formative di vario genere come crediti validi per il conseguimento del diploma. In questa maniera oltre alle nozioni sarà possibile imparare di pari passo come queste possono essere applicate nella vita.

Passaggi tra i percorsi:
Le istituzioni del sistema educativo si istruzione e formazione (…)assicurano ad assistono gli studenti nella possibilità di cambiare indirizzo all’interno del sistema dei licei nonché di passare dal sistema dei licei al sistema dell’istruzione e formazione professionale e all’apprendistato, e viceversa, mediante apposite iniziative didattiche, anche con modalità di integrazione dei percorsi, finalizzate all’acquisizione di una preparazione adeguata alla nuova scelta.

Si tratta di uno dei punti fondamentali della nuova scuola: sarà possibile in qualsiasi momento cambiare idea riguardo la scuola scelta e ricevere tutta l’assistenza necessaria al cambiamento di indirizzo. Questo sarà valido sia per i passaggi all’interno del sistema dei licei che per il passaggio dalla formazione professionale ai licei e viceversa.


ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
Art. 2 comma 1 lettera g)

La riforma introduce una nuova modalità di formazione da affiancarsi a quella tradizionale: l’alternanza scuola-lavoro: il secondo ciclo potrà essere compiuto mediante questo sistema alternando la tradizionale formazione in aula a periodi di formazione professionale non retribuita presso imprese, organizzazioni di rappresentanza e camere di commercio, durante i quali affiancare alla teoria imparata in aula la pratica dell’azione ed acquisendo un’importantissima esperienza utile – dopo la fine del secondo ciclo – ai fini dell’ingresso qualificato nel mondo del lavoro.
A tale scopo è prevista – a fine ciclo – una certificazione sulle conoscenze acquisite che costituirà un’importante esperienza da inserire nel curriculum personale, evitando così di lasciare lo studente che esce da scuola abbandonato a se stesso privo di qualsiasi qualifica nella giungla del mercato del lavoro.
Per assistere gli studenti nel nuovo sistema dell’alternanza scuola-lavoro saranno creati un tutor interno ed un tutor esterno. Il primo, nominato dalla scuola, che si occuperà di guidare ed assistere lo studente nel nuovo sistema. Il secondo favorirà invece l’inserimento dello studente nell’ambiente lavorativo e fornirà elementi utili alla scuola per la verifica e la valutazione dell’efficacia del sistema.
In questa maniera si concretizza finalmente il rapporto tra idee e azioni. È necessario però che il tempo dedicato alle attività lavorative non venga detratto dallo studio delle materie di base, favorendo esageratamente la manualità a scapito della cultura personale.

PIANI DI STUDIO
Art. 2 comma 1 lettera l)
Il Ministero si occupa poi di ridisegnare i contenuti dei programmi didattici che la nuova scuola emersa dalla riforma insegnerà agli studenti.
I programmi didattici sono costituiti da un nucleo centrale di base, stabilito dal Ministero ed uguale su scala nazionale che rispecchia la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale, una quota spettante alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse anche collegata con le realtà locali, ed una parte spettante agli istituti.

Le novità che riguardano i programmi didattici sono sostanzialmente le seguenti:
1. È introdotto lo studio dell’inglese sin dal primo anno della scuola primaria (ex scuola elementare) e lo studio di una seconda lingua dell’Unione Europea dal primo anno della scuola secondaria di Primo Grado (ex scuola media).

2. La storia viene studiata fin dalla scuola primaria (fino ad oggi la si iniziava a studiare in terza elementare). Il programma di storia della nuova scuola media parte dall’età medievale, escludendo la storia antica.

3. La bocciatura è permessa soltanto alla fine di ogni biennio. Lo studente, che viene bocciato se per due anni di seguito mantiene debiti formativi nelle stesse materie, dovrà comunque ripetere soltanto l’ultimo anno del biennio in questione. Tra le materie comprese nella valutazione, ritorna il voto di condotta.

4. Nasce il “portfolio delle competenze individuali”, nel quale sono scritte, anno per anno, le capacità e le potenzialità personali che lo studente ha maturato negli anni. In questa maniera il professore avrà sempre di fronte il percorso formativo intrapreso da ogni singolo studente fin dal primo anno di scuola. È introdotta inoltre l’educazione alla Convivenza Civile, che comprende educazione alla cittadinanza, educazione stradale, educazione ambientale, educazione alla salute, educazione alimentare ed educazione all’affettività.


. COSA CI PIACE DELLA RIFORMA?

Ø Gli obiettivi che la nuova scuola si pone: “Avere attenzione alla persona; valorizzare, senza mai omologare o peggio deprimere; rispettare gli stili individuali di apprendimento; incoraggiare e orientare; creare confidenza; correggere con autorevolezza quando è necessario; sostenere; condividere”.
Ø Lo studente viene finalmente messo al centro del percorso formativo. Gli studenti non sono quindi più considerati elementi di una catena di montaggio, individui identici nella crescita e nella formazione ma vengono invece valorizzate le specificità e gli interessi del singolo. Si concretizza così quella visione della scuola che non considera lo studente come un numero ma come il centro del percorso formativo. Questo elemento costituisce la reale differenza con la legge Berlinguer che tendeva ad omologare portando tutti gli studenti ad uno stesso livello, senza dare spazio allo sviluppo delle specifiche competenze ed attitudini personali.
Ø Le finalità della riforma così come sono espresse nell’articolo 2: sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale (…)e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea.


COSA NON CI PIACE DELLA RIFORMA?

Ø L’introduzione del voto di condotta. È vero: l’idea di educare cittadini nuovi per valorizzare il lato civico e morale dell’educazione passa anche attraverso un corretto comportamento; tuttavia troppo spesso i docenti non risultano preparati a sufficienza ad una corretta valutazione dei comportamenti degli studenti. Il voto di condotta è stato per troppo tempo lo strumento attraverso il quale professori inadeguati hanno punito gli studenti talvolta anche per motivi politici.
In tutta la legge ci spaventa infatti lo strapotere che si concede ai docenti, dei quali si dà per scontata la preparazione e la competenza anche in materia morale ed umana. Si afferma infatti che la valutazione (…)degli apprendimenti e del comportamento degli studenti del sistema educativo di istruzione e di formazione (…)sono affidate ai docenti delle istituzioni frequentate.
Per garantire l’educazione oltre che l’insegnamento, è anzitutto necessaria una maggior preparazione dei docenti, anche dal punto di vista morale.
Prima di adottare questo strumento repressivo la scuola dovrebbe occuparsi di prevenire e curare il disagio giovanile, attuando quelle misure educative finalizzate a prevenire le derive comportamentali, e fornendo soprattutto quei servizi di cui abbiamo maggiormente bisogno, per esempio in tema della prevenzione all’uso delle droghe.

Ø La scomparsa della storia antica dalla scuola media. La decisione di abolire lo studio della storia antica dalla scuola secondaria di primo grado ci lascia perplessi: la misura avrebbe senso di esistere qualora nel primo biennio del secondo ciclo la storia delle nostre radici più profonde tornasse ad essere studiata. Ci pare, infatti, troppo poco esaurire definitivamente la complessità della storia antica nei primi anni della scuola primaria, con i bambini di otto anni.
Ci auguriamo quindi che venga inserita a pieno titolo nei programmi didatti della scuola secondaria di secondo grado.


RIVENDICAZIONI

VOGLIAMO L’ABOLIZIONE DEL LIBRO DI TESTO OBBLIGATORIO.

È ormai una prassi. Ogni anno vediamo fiorire sui banchi delle librerie un numero esorbitante di “nuove edizioni”. Ma che avranno poi tanto da dire di nuovo ogni anno?
In realtà poco o niente. Le nuove edizioni sono quasi sempre pressoché uguali alle precedenti. Di solito hanno di nuovo soltanto un paragrafo in più, o qualche scheda riassuntiva, o semplicemente una veste grafica più colorata. Eppure in questa maniera gli editori riescono ogni anno a fare soldi sulle spalle delle famiglie degli studenti. Ogni anno infatti le case editrici mandano a migliaia di docenti in tutta Italia copie omaggio delle loro “nuove edizioni”.
I docenti – dal canto loro – non ci pensano sopra un minuto e adottano subito il libro proposto, costringendo tutti gli studenti a cambiare il vecchio manuale, probabilmente ancora valido. Il risultato?
Ø Un aumento spropositato dei prezzi dei libri. Le copie gratuite per i professori costano, e tanto poi pagano gli studenti!
Ø Una cultura faziosa come sempre. La stessa, per intenderci, che ha permesso che per oltre cinquanta anni si dimenticassero interi capitoli della nostra storia come le foibe, i gulag staliniani, la rivolta di Trieste…
Noi sogniamo invece una scuola in cui il docente dica ai ragazzi di studiare un dato argomento e le date pagine di un dato libro. Non potendo più dire “studiate da pagina 100 a pagina 110” (perché non tutti hanno lo stesso libro) si passerebbe, ovviamente, ad un apprendimento per concetti. Su questo percorso, il profilo scolastico che si va delineando è quello di una scuola in cui il professore non è più il “controllore bacchettone” dello svolgimento dei compiti assegnati, ma l’interlocutore di dialoghi costruttivi ed i compagni di classe passerebbero da “amici della merenda” a persone con le quali scambiare opinioni su ogni tipo di argomentazione. In questa maniera inoltre le case editrici dovrebbero rendere i propri libri veramente competitivi, e quindi più economici e più obiettivi.
È necessario rispettare la libertà d’insegnamento del professore, a cui andrebbe comunque garantita la possibilità di consigliare un testo agli studenti.
Ma è altrettanto necessario che si tuteli anche la libertà di apprendimento degli studenti, alle cui famiglie dovrebbe spettare l’ultima parola e la libertà di utilizzare un libro diverso.

Per questo chiediamo che venga finalmente abolito il libro di testo obbligatorio e che si permetta alle famiglie di scegliere quale manuale adottare!


VOGLIAMO UNA SOLUZIONE CONCRETA AL PROBLEMA DEL CARO-LIBRI!

Ogni anno le famiglie italiane devono affrontare una spesa non indifferente: i libri di testo per i figli.
Il caro-libri è un problema che colpisce milioni di famiglie e che penalizza i ceti più poveri e le famiglie più numerose.
Ci è profondamente dispiaciuto notare che l’annoso problema dell’ eccessivo costo dei libri sia di scarso interesse Ministeriale.
Era stato stabilito, nel 2002, un tetto massimo di spesa per l’acquisto dei libri che non poteva essere superato. Per quest’anno, invece, la Circolare ministeriale promulgata (C.M. n.38) stabilisce il tetto per la sola scuola secondaria di primo grado (ex-scuola media), e l’unica parte riservata alla scuola secondaria di secondo grado (ovvero le scuole superiori) indica alle case editrici il periodo migliore per effettuare le loro campagne di vendita: “Come per il passato anno scolastico, per consentire una migliore informazione editoriale da parte delle associazioni abilitate è opportuno che le adozioni dei testi scolastici vengano deliberate, rispettivamente, nella seconda decade del mese di maggio per la scuola secondaria superiore e nella terza decade del medesimo mese di maggio per la scuola primaria e secondaria di primo grado”

Chiediamo che il ministero, anziché preoccuparsi di dare suggerimenti commerciali alle case editrici, prenda le parti degli studenti e stabilisca un tetto massimo di spesa per le scuole superiori tutelando le famiglie degli studenti e prevedendo una sanzione alle scuole che non lo rispettano.

Che tipo di sanzioni?
Immaginiamo che, nelle scuole in cui il tetto massimo viene superato (poiché i testi li scelgono i professori), quando verranno assegnati i fondi l’equivalente dello “sforamento” sia detratto dai fondi destinati ai docenti ed inserito in quelli destinati agli studenti per andare a risarcire tutte le famiglie che dimostreranno di aver speso troppo.

RIVOLUZIONE ELETTRONICA, ECOLOGICA, ECONOMICA.

Un’altra proposta per l’abbattimento dei prezzi dei libri di testo è l’esplorazione del mondo dei “libri elettronici”.
Il “libro elettronico” non è altro che il libro di testo su CD-ROM. Se gli studenti più bisognosi potessero utilizzarlo il peso degli zaini diminuirebbe di molto ed il risparmio sarebbe notevole. Produrre un cd, infatti, costa molto meno che stampare un libro.
Il Ministero dovrebbe quindi istituire una commissione di esperti composta da rappresentanti delle istituzioni e delle case editrici, con il compito di sperimentare questa rivoluzione in un progetto pilota, in maniera da tutelare le case editrici a cui andrebbe garantita l’intoccabilità del diritto d’autore, ma soprattutto le scuole e gli studenti.
Affiancare i libri di testo in cd ai libri cartacei vorrebbe dire, portando ad un calo del fabbisogno di carta, preservare il nostro patrimonio verde, diminuire il peso degli zaini ma soprattutto abbassare notevolmente il costo della cultura.

. VOGLIAMO PIÙ ITALIA E PIÙ EUROPA NEI PROGRAMMI DIDATTICI.

Certo studiare è noioso.
Ma ancora più noioso è sicuramente studiare qualcosa che non ci interessa.
Quest’anno nelle nostre scuole ci sono 300.000 nuovi studenti stranieri.
Per permettere a questo esercito di ragazzi provenienti da paesi diversi di inserirsi nella nostra società l’unica strada è l’integrazione.
L’immigrazione può rappresentare una risorsa qualora gli stranieri sappiano italianizzarsi, imparando ed assimilando la lingua, la cultura, le tradizioni del nostro popolo.
La scuola non ha motivo di esistere se non insegna questo, se non insegna agli studenti ad essere italiani, educandoli alle nostre tradizioni, alle nostre origini, alla nostra lingua e alla cultura che contraddistingue il nostro popolo da millenni.
L’articolo 2 della Riforma ribadisce finalmente che è promosso lo “sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea”.
Non vogliamo che restino soltanto parole.
In una scuola in cui si studiano due lingue di paesi dell’Unione Europea dall’età di sei anni è necessario che venga rafforzato lo studio dell’Italiano anche per mettere fine alla tendenza a utilizzare vocaboli stranieri al posto di quelli italiani. Per questo chiediamo inoltre che si torni a considerare il “tema” d’Italiano uno strumento utile per imparare a scrivere e che venga ripristinato lo studio del latino.
“Non ha futuro chi non conosce il proprio passato”.
Il Ministero ha pubblicato sino ad ora il contenuto dei piani di studio soltanto per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo grado. Lo studio della storia nella scuola secondaria di primo grado partirà dall’età medievale, per concludersi nell’età contemporanea.
L’idea potrebbe avere ragione di esistere vista la centralità di queste tre ere nello sviluppo della società odierna.
Ma oggi ci troviamo di fronte a grandi sfide. L’Europa si sta formando sempre più come soggetto politico forte ed autorevole. In questa Europa dei popoli e delle patrie noi dobbiamo saper entrare con il nostro bagaglio culturale, fatto di migliaia di anni di storia, di civiltà, di cultura…
Anche per questo è necessario garantire agli studenti un’adeguata preparazione nella conoscenza del proprio passato. La Storia classica – in particolare la storia della civiltà di Grecia e di Roma – è perciò indispensabile per lo sviluppo cosciente dell’identità dei giovani.
Chiediamo che il sistema dei licei torni ad approfondire anche quella parte di storia che la scuola secondaria di primo grado ha pericolosamente omesso e che venga inserito nei programmi lo studio delle monografie dei patrioti italiani ed europei e dei grandi uomini che hanno contribuito all’unificazione dell’Italia e dell’Europa ed alla difesa della patria nei tempi.
. VOGLIAMO PARITÀ DI RAPPRESENTANZA TRA PROFESSORI E STUDENTI NEGLI ORGANI COLLEGIALI.
Rifondando la scuola riteniamo debbano essere svecchiate anche le strutture attraverso cui la riforma verrà applicata in ogni singolo istituto.
Il consiglio d’Istituto, il comitato studentesco sono strutture non più in grado, così come sono, di governare la riforma negli istituti. È necessario svecchiarle, riformarle, rifondarle.

Noi chiediamo:

Ø maggior rappresentanza studentesca.
Ø la parità fra docenti e studenti negli organi collegiali di ogni ordine e grado.
Ø che sia ascoltato il parere degli studenti nella compilazione della quota destinata agli istituti dei programmi didattici, nelle scelte economiche degli istituti e soprattutto nelle decisioni riguardanti l’attività extra-didattica.


VOGLIAMO L’ABOLIZIONE DEL VOTO DI CONDOTTA.

Dalla nuova scuola ci aspettiamo di più.
Ci aspettiamo una scuola in grado di dare risposte concrete al disagio giovanile, come per esempio in tema di prevenzione all’uso di sostanze stupefacenti. Non amiamo misure unicamente repressive. Non amiamo la chiusura anticipata delle discoteche e non potremmo certamente amare il voto di condotta.
Questo strumento serve troppo spesso come alibi a professori non in grado di essere obiettivi per falciare le carriere scolastiche di decine di ragazzi colpevoli di avere un’idea politica differente dalla loro. L’educazione morale e spirituale degli studenti inoltre – così come è rivendicata nella Riforma – dovrebbe passare attraverso la collaborazione con quelle associazioni che lavorano senza profitto nel sociale, come le comunità terapeutiche, la Croce Rossa, e le tante associazioni che tanto fanno soprattutto in tema di prevenzione all’uso di sostanze stupefacenti. Il nostro sogno è una scuola che diventi centro di aggregazione per gli studenti di tutto il quartiere, nella quale far crescere anzitutto il legame umano e comunitario fra i giovani, praticare sport, studiare, costruire, creare, fare amicizia…

Per questo chiediamo l’abolizione del voto di condotta, e che la scuola divenga centro di aggregazione giovanile occupandosi nel concreto di fornire risposte al disagio giovanile.


Per contattare i dirigenti di Azione Studentesca scrivere a : as@agsalerno.org

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